LA STORIA
Agordo è un centro turistico che sorge a 29 km da Belluno. Vi si può visitare la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria con all’interno i magnifici dipinti di Palma il Giovane, di Contarini e del Padovanino e sulla piazza principale del paese il Palazzo Crotta costruito tra i secoli XVII e XVIII. Agordo è adagiata in un’ampia conca, solare e quieta, protetta all’intorno da maestose montagne.
La vivace cittadina di Agordo al centro dell'omonima vallata e' ricca di storia (ricordiamo ad esempio le miniere della Valle Imperina). Da qui si diramano le strade che portano a molte località turistiche : il Passo Duran , la strada che porta a Frassenè , Forcelle Aurine e Gosaldo, la strada che porta ad Alleghe ,Arabba ,Falcade ecc. Nelle vicinanze c'è poi la valle di San Lucano che forse è turisticamente meno nota , ma di grande fascino paesaggistico.
I passi di Valles e di San Pellegrino si aprono a quasi 2000 metri di quota e rappresentano il naturale sbocco della Valle del Biois verso le valli di Fiemme e Fassa. Questa caratteristica rese i due alti valici importanti per il passaggio di vie di comunicazione che consentivano un rapido accesso alle vicine vallate. Il Passo di Valles, in particolare, ebbe notevole importanza nel ‘700 e nell’800 quando da qui transitava il carbone ricavato dal legname della Foresta di Paneveggio, carbone utilizzato dalle miniere dell’Agordino. La pista del passo, però, rimase sempre una mulattiera, soprattutto nel versante della Val Travignolo. Solo con la Prima Guerra Mondiale venne tracciata una vera e propria strada che dopo il 1920 venne resa completamente agibile. Solo in estate, però. Durante l’inverno, infatti, la strada veniva chiusa e fu dal 1967 che si cominciò a tenere sgombra la strada dalla neve nel periodo invernale. E’ chiaro che, da questo, deriva lo scarso sfruttamento turistico del passo dal punto di vista degli sport invernali, cosa che lo rende assai appetibile, invece, per quelli estivi ed in particolare per l’escursionismo.
La strada sale a tratti decisamente, prima nel bosco, poi su aperte e panoramiche praterie. Nell'ultimo tratto il paesaggio è dominato dalla sagoma imponente delle Pale di San Martino e dalle strane forme erosive che presentano le ultime cime di questo gruppo, quelle che degradano verso il passo. Una volta al valico si inizia la discesa sul versante trentino delle Pale, che nel primo tratto segue il lungo solco della Val Travignolo. A destra si innalzano, evidenti, gli scuri porfidi del gruppo della Cima Bocche; a sinistra, più chiare e slanciate, le dolomitiche sagome del Mulaz, della Cima di Focobon e del Cimon della Pala. Si scende per circa 4 km, arrivando al punto dove, a sinistra, si apre l'ampia area di sosta con parcheggio della Val Venegiota.
La leggenda narra che anticamente la conca fosse coperta dalle acque, poi defluite per intervento di San Martino, evocato dai genitori per salvare il loro figliolo annegato nel lago. Nel luogo oggi chiamato Sass de san Martin, il santo con la sua spada fece una breccia nella roccia, la conca rimase all’asciutto e sul fondo comparve il bambino serenamente addormentato. Il bambino si chiamava Agordo.
Oggi Agordo, capoluogo dell’Agordino (comprensorio di 16 comuni), conta 4.500 abitanti. Si trova a 611 m slm ed è circondata da splendide montagne dolomitiche: l’Agner, le Pale di San Lucano, la catena del Tàmer-S. Sebastiano, la Moiazza e più a nord il Civetta e la Marmolada, regina delle Dolomiti.
Fra gli eleganti e antichi edifici che circondano il Broi, lo spiazzo erboso centrale, si distingue la grande Villa Veneta De' Manzoni già Crotta, la più a nord delle Vile Venete.
Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, Francesco Crotta acquistò le proprietà delle due famiglie più ricche di Agordo. Successivi ampliamenti portarono il complesso alle dimensioni attuali. Dà sulla piazza di Agordo il giardinetto "delle statue", che è un piccolo spazio quasi quadrato, "racchiuso da una semplice cancellata intervallata da alti pilastri in muratura intonacata, su cui vennero poste quindici eleganti statue raffiguranti divinità pagane, ma anche personaggi in costume dell'epoca". Essa propone, nei particolari architettonici, i canoni della villa veneta ormai recepiti anche in ambiente montano: in particolare viene sfruttato il suggestivo sfondo delle Pale di S. Lucano.
Nel 1813, palazzo Crotta divenne proprietà della famiglia Manzoni, che, grazie alle enormi ricchezze accumulate, nel 1820 ottenne il titolo nobiliare. "La famiglia De' Manzoni fece vivere al complesso il suo periodo di massimo splendore, attraverso un'intensa promozione di attività artistiche e culturali. Come gli antichi mecenati, essi ospitarono pittori, scultori, architetti e poeti" (da "Le ville venete nel paesaggio prealpino della provincia di Belluno", Charta, 1997).
Il palazzo subì gravi danni durante la prima guerra mondiale e andò dispersa anche una ricca collezione di minerali e conchiglie.
L'edificio fiancheggia il caratteristico Broi, lo spiazzo erboso al centro del paese dove si tenevano le fiere e i mercati. In fondo si può notare il Palazzo Municipale, costruito nel 1880-81.
IL LUOGO
Oggi Agordo, capoluogo dell’Agordino (comprensorio di 16 comuni), conta 4.500 abitanti. Si trova a 611 m slm ed è circondata da splendide montagne dolomitiche: l’Agner, le Pale di San Lucano, la catena del Tàmer-S. Sebastiano, la Moiazza e più a nord il Civetta e la Marmolada, regina delle Dolomiti.
Fin dal secolo scorso, Agordo è un importante centro dell’alpinismo internazionale, per la vicinanza alle pareti del Civetta (il regno del 6° grado) e dell’Agner (con i 1600 metri della sua parete nord è la più lunga verticale delle Dolomiti); la Sezione Agordina del C.A.I. fu fondata nel lontano 1868, quarta in Italia e prima delle Alpi Orientali.
Un caffè al “Miniere”. Il visitatore che si fermi nella bella Piazza della Libertà potrà ristorarsi in uno dei numerosi bar e magari scegliere proprio il “Caffè Miniere”, che ricorda nel nome l’attività per la quale Agordo è stata famosa nei secoli. Sembra infatti risalire all’epoca romana l’attività estrattiva, anche se si hanno documentazioni certe solo a partire dal Quattrocento. La miniera di pirite cuprifera di Valle Imperina (oggi sottoposta a recupero), la più importante del Veneto, fu sfruttata fin dal 1482 e venne chiusa nel 1962. Legato alla storia delle miniere troviamo il prestigioso Istituto Tecnico Industriale Minerario “U. Follador”, fondato da Quintino Sella nel 1867 per formare in loco i tecnici da impiegare nell’attività di estrazione e lavorazione del metallo. Ospita il Museo mineralogico e paleontologico, con oltre 5000 campioni di minerali, rocce, fossili e reperti archeologici.